Oasi d'Ortona

Geologia della Riserva Naturale Regionale di Ortona

QUI ORTONA!

Gli habitat naturali della RNR Punta dell’Acquabella

La presenza di aree naturali protette garantisce la conservazione di porzioni di territorio nei quali sono compresi ambienti di particolare interesse naturalistico, ambientale e socio-culturale. Tuttavia la nuova concezione di tutela dà importanza non solo alla conservazione delle singole aree in quanto tali ma anche alle connessioni ecologiche tra le varie aree protette lungo un gradiente territoriale, così da permettere la continuità dei Servizi Ecosistemici, individuando un set condiviso di indicatori biologici e ambientali per monitorare le connessioni ecologiche e le possibili minacce.
Nella parte meridionale della costa ortonese è possibile ammirare uno dei più suggestivi promotori della costa dei trabocchi, Punta dell’Acquabella , appartenente all’omonima Riserva Naturale Regionale approvata con la Legge Regionale n°5 del 30 marzo 2007.
Punta dell’Acquabella, con i suoi 28 ha di superficie, rappresenta l’area protetta più piccola della Regione Abruzzo, ma non per questo poco importate dal punto di vista ecologico: infatti Punta dell’Acquabella rappresenta, insieme al promontorio di Punta Ferruccio più a nord, l’inizio del sistema di falesie peculiari nel centro adriatico, che si conclude col promontorio di Punta Aderci a Vasto.
Il contesto geologico della costa ortonese è caratterizzato da blandi rilievi collinari che terminano verso il mare con falesie e paleo-falesie su cui scorrono diversi corsi d’acqua. Gli arenili e conglomerati danno vita a geositi di particolare pregio e l’evoluzione geomorfologica della falesia può essere ammirata in diversi punti della riserva. L’incuria e la scarsa gestione forestale hanno portato ad una grande frammentazione degli habitat presenti, soprattutto di quelli di scogliera dove sono presenti specie altamente specializzate, con la capacità di vivere nelle fessure delle rocce e di sopportare il contatto diretto con l’acqua marina e l’aerosol marino, considerati fattori limitanti per le specie vegetali.
La scogliera di Punta dell’Acquabella è colonizzata dalle specie Crithmum maritimum e Limonium virgatum appartenenti all’habitat 1240: “Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee con Limonium spp. endemici” in contatto catenale con l’habitat 1170 “Scogliere” nella parte sommersa della falesia. Il bosco è rappresentato principalmente da una pineta artificiale a pino d’aleppo Pinus halepensis realizzata negli anni ’70 del secolo scorso per la stabilizzazione del versante a seguito di un crollo. Ad oggi la pineta, che ha caratterizzato la riserva per una quarantina d’anni, si sta lentamente evolvendo in una lecceta che ospita un’avifauna importante, considerando la ridotta estensione dell’area e la grande presenza di impatti antropici: tra i nidificanti i piccoli uccelli insettivori tipici della macchia mediterranea come l’occhiocotto (Sylvia melanocephala), la capinera (Sylvia atricapilla), il canapino (Hippolais poliglotta), il gruccione (Merops apiaster) e il picchio verde (Picus viridis) che frequenta anche frutteti e campagne aperte. Sono presenti i rapaci diurni e notturni come il gheppio (Falco tinnunculus), la civetta (Athene noctua) e l’assiolo (Otus scops). Dal promontorio di Acquabella nel periodo delle migrazioni primaverili e autunnali è possibile osservare alcune specie che seguono la linea della battigia tra la terra e il mare, la rondine di mare (Sterna hirundo), il cormorano (Phalacrocorax carbo), la garzetta (Egretta garzetta).

MARIA CARLA DE FRANCESCO
(Coordinatrice G.R.A.P.P.A. comune di Ortona)

Un orso guarda verso l'obiettivo, esempio di una possibile e perfetta condivisione uomo orso

L’ORSO BRUNO MARSICANO

Riserva Naturale Regionale/Oasi WWF Gole del Sagittario

L’estate 2018 nella Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi, è trascorsa sotto il segno dell’orso.
A partire dai primi giorni di luglio il personale della Riserva è stato particolarmente impegnato nel monitoraggio intenso di un esemplare di Orso bruno marsicano. L’orso ha stabilmente frequentato l’area sottostante il bellissimo borgo medievale, senza passare inosservato agli occhi di residenti e turisti, i quali sovente nelle ore notturne hanno incontrato e purtroppo rincorso per le strade del paese il plantigrado.
Dal giorno della prima segnalazione, risalente ai primi giorni di luglio, la Riserva si è immediatamente attivata. Ha messo in atto tutte le azioni previste dal Protocollo per la Rete di Monitoraggio dell’Orso bruno marsicano Abruzzo e Molise promossa dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e dal Parco Nazionale della Majella. Rete alla quale la Riserva ha formalmente aderito con un proprio referente e rilevatori e che si pone come obiettivo quello di creare una sinergia fra le diverse componenti attivando una rete di rilevamento che preveda un flusso tempestivo delle informazioni al fine di ottimizzare le attività di monitoraggio e favorire l’attuazione di misure coordinate per la tutela dell’orso. Le azioni del caso hanno previsto per Anversa monitoraggi mirati e la costruzione di una trappola genetica. Grazie a questo intenso sforzo di campo non solo è stato possibile individuare piste, siti di alimentazione e zone di frequentazione, ma soprattutto si è riusciti a raccogliere 4 campioni genetici che, inviati a Ispra, daranno la possibilità di identificare questo esemplare di orso.
La presenza dell’orso non ha rappresentato motivo di conflitto con le attività del borgo, il plantigrado di fatto, pur essendo molto vicino alle abitazioni e fattorie, non ha mostrato alcun interesse per gli animali da cortile, nutrendosi esclusivamente della frutta presente in abbondanza nell’area. Tuttavia la Riserva ha messo in atto azioni preventive cedendo in comodato d’uso le recinzioni elettrificate a quelle attività ritenute più a rischio di “incursione orso” e azioni di comunicazione e sensibilizzazione. Il contatto con l’uomo si è purtroppo ridotto ad inseguimenti notturni con le auto lungo le strade di Anversa, inseguimenti, puntualmente documentati da video girati col telefonino e pubblicati sui social network, che avrebbero potuto seriamente compromettere l’incolumità dell’animale e di automobilisti inconsapevoli.
Per ovviare a questo problema, il comune di Anversa ha emesso un’ordinanza di chiusura al traffico veicolare durante le ore notturne di alcune strade più sensibili alla frequentazione “ursina” e contestualmente la Riserva ha organizzato un incontro pubblico in Piazza in cui sono intervenuti Dante Caserta (vicepresidente del WWF Italia) Massimo Pellegrini (Rappresentante Autorità di Gestione del PATOM per la Regione Abruzzo) Cinzia Sulli, biologa e Responsabile del Servizio Scientifico del Parco Nazionale D’Abruzzo Lazio e Molise e Mario Giansante del comando stazione dei Carabinieri Forestali di Scanno. L’incontro ampiamente partecipato, ha rappresentato non solo un momento di divulgazione, ma soprattutto occasione di riflessione sui comportamenti responsabili da adottare al fine di tutelare una specie prioritaria come l’orso bruno marsicano.
Il 2018 è stato un anno particolarmente interessante, oltre a quanto appena riportato bisogna aggiungere l’individuazione nel mese di maggio di un probabile sito di svernamento all’interno del territorio della Riserva oggi in fase di monitoraggio in vista della nuova stagione invernale. Possiamo sicuramente concludere affermando che la Riserva Naturale e Oasi Wwf Gole del Sagittario non solo rappresenta un territorio ad elevata valenza naturalistica ma, essendo situata al centro delle grandi Aree Protette Nazionali e Regionali d’Abruzzo, quali Parco Nazionale D’Abruzzo Lazio e Molise, Parco Nazionale della Majella e Parco Regionale Sirente Velino, occupa una posizione strategica in termini di connessione ecologica fra le stesse. In questo territorio, che è anche Sito di Interesse Comunitario, la presenza dell’Orso bruno marsicano è storicamente accertata, e da anni il personale della Riserva raccoglie e cataloga i dati di presenza, diretti ed indiretti, reperiti sul territorio grazie anche alle segnalazioni, puntualmente verificate, da parte di terzi. Sommando i dati pregressi a questi del 2018 e analizzando le informazioni disponibili si profila uno scenario interessante relativamente alla presenza dell’Orso bruno marsicano a testimonianza del ruolo strategico che riveste il territorio di Anversa degli Abruzzi come area di espansione dell’Orso bruno marsicano, così come si evince anche dalla cartografia aggiornata del PATOM (Piano di Azione di Tutela dell’Orso Bruno Marsicano). La raccolta dati sulla presenza della specie all’interno del territorio delle Gole del Sagittario è andata intensificandosi dal 2010, attuando esclusivamente un monitoraggio random basato essenzialmente sull’uso del fototrappolaggio, una metodologia che negli anni ha permesso al personale tecnico scientifico della Riserva di accertare la presenza della specie nei boschi dell’area protetta e restituito immagini emozionanti come quelle del 2012 quando vennero ripresi una femmina di Orso bruno marsicano con due giovani nati l’anno precedente.
Tuttavia non si è ancora in grado di poter fare una stima sulla consistenza della popolazione nell’area. Per ovviare a questa lacuna, la Riserva ha iniziato proprio nel 2017 ad acquisire gli strumenti necessari ad implementare un proprio programma di monitoraggio basato su modalità standardizzate puntuali e calibrate, pertanto, grazie a due progetti presentati e finanziati con fondi regionali, si è provveduto ad acquistare nuove fototrappole e strumenti radio telemetrici grazie ai quali poter contare su informazioni adeguate relative a distribuzione, consistenza, comportamento individuale e variazioni di tali parametri nel tempo. Con l’acquisizione puntuale di questi dati si potrà sicuramente attuare una politica di conservazione lungimirante e un’efficace pianificazione territoriale volta alla prevenzione e attenuazione dei conflitti con le attività produttive presenti sul territorio.
Da Anversa è tutto, vi diamo appuntamento al prossimo notiziario!

SEFORA INZAGHI (Direttore Oasi WWF ‘Gole del Sagittario’)

Due grandi cinghiali con una decina di cuccioli nel verde dell'oasi wwf

PROJECT WOLF ETHOLOGY

Workshop “Turismo Esperienziale e Marketing Territoriale”

Il Project Wolf Ethology nasce nel 2015 a Teramo da un’idea del dottor Andrea Gallizia (medico veterinario) sostenuto dal Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Teramo Prof. Luciano D’Amico. Nel 2016 il Project Wolf Ethology diviene gruppo di ricerca del Centro Studi per l’Ecologia e la Biodiversità degli Appennini diretto dal Prof. Giampaolo Pennacchioni (naturalista) con interesse sui grandi mammiferi italiani e in particolare sul lupo. Il gruppo di ricerca, inizialmente composto da studenti universitari, è oggi formato da studiosi di caratura nazionale quali biologi, naturalisti, docenti universitari, ambientalisti, medici veterinari, funzionari di aree protette e studenti di altri atenei. Le finalità del PWE comprendono un percorso di formazione, divulgazione e ricerca.
Inizialmente il gruppo di ricerca ha focalizzato i suoi studi nel territorio a sud-ovest del comprensorio teramano, documentando la presenza stabile del lupo e di un branco di cani che si possono definire selvatici in un fenomeno di sovrapposizione territoriale. Successivamente si è aperta una collaborazione con la Riserva Regionale di Castel Cerreto per documentare la presenza del lupo (Canis lupus italicus), del cervo (Cervus elaphus) e del capriolo (Capreolus capreolus). A questa, si è aggiunta la preziosa collaborazione con la Riserva Naturale Regionale Oasi WWF Calanchi di Atri, un vero serbatoio di biodiversità, per uno studio triennale in merito all’etologia del lupo (Canis lupus italicus) in un contesto così particolare e alle eventuali strategie di ausilio per la zootecnia locale. Grazie alla nostra attività di fototrappolaggio, studio e ricerca in questa area protetta abbiamo potuto constatare la presenza di moltissimi animali oltre il lupo quali cinghiali (Sus scrofa), caprioli (Capreolus capreolus), volpi (Vulpes vulpes), tassi (Meles meles), lepri (Lepus europaeus), faine (Martes foina),istrici (Hystrix cristata) e tantissime altre specie. Tra tutti questi mammiferi quello che riveste un ruolo fondamentale è sicuramente il cinghiale poiché costituisce il principale nutrimento dei lupi e, di conseguenza, studiando un grande predatore, quale il Canis lupus italicus, è importante studiare anche tutti gli altri animali che ruotano intorno ad esso. Nel caso del cinghiale è stata anche riscontrata la presenza di un fenotipo particolare frutto di un fenomeno di ibridazione tra Sus scrofa (cinghiale) e Sus scrofa domesticus (maiale domestico). Questo tipo di studio avrà come obiettivo il raggiungimento di una possibile e auspicabile collaborazione tra area protetta e popolazione locale che vede, proprio nel comparto zootecnico, uno dei suoi aspetti più rappresentativi del sistema economico locale.
L’importanza dello studio sulle dinamiche comportamentali in funzione delle variabili esterne del nucleo stabile in situ della specie Canis lupus italicus, in sinergia con l’aiuto fornito agli allevatori attraverso informazioni più che veritiere raccolte in campo e fruibili per la protezione degli armenti, avrà come fine ultimo il dare un contribuito reale e concreto per la mitigazione del conflitto fra uomo e animali selvatici, andando così a tutelare in primis gli allevatori e poi il lupo, che rappresenta un patrimonio inestimabile per la natura. Il Project Wolf Ethology di recente sta pubblicando alcuni lavori esposti durante numerosi convegni in tutta Italia e in molti atenei, andando così a riaffermare l’importanza di una rete collaborativa e non frammentaria bensì globale volta alla tutela della biodiversità.

ANDREA GALLIZIA, FRANCESCA TRENTA, MATTEO FERRETTI (Project Wolf Etholgy)